Attacchi di Panico

 

 

 

 

 

                                                       Nel mezzo del cammin di nostra vita

                                               mi ritrovai per una selva oscura,

                                               ché la diritta via era smarrita.

                                                            Dante,  I canto dell’inferno

 

 

 

 

“ L’urlo ”   Eduard Munch, 1893

 

Irrompe senza alcun preavviso, un terrore assordante, e senza la possibilità di essere controllato, con respiro corto, oppressione al petto, formicolio agli arti, vertigini, tachicardia, sudorazione fredda, diarrea, comportamento di fuga, pianto, distacco dalla realtà, paura di morire è l’attacco di panico. 

Uno stato di agitazione pervade dapprima la mente avvertendo l’angoscia psichicamente e poi il terrore pervade il corpo diventando angoscia somatica. Nel corpo solcato da tali sensazioni si imprime una potente traccia, una memoria sensoriale che domina e richiama la paura.

“Ho pensato che sarei morta, che il mio cuore aveva ceduto, non respiravo più, il collo attanagliato da una morsa facendo anche il gesto con la mano che stringe il collo, mi sentivo come dentro una “bolla”, inizio a diventare irrequieta e vedo gli altri e il mondo esterno come estraneo”, queste sono alcune delle parole per descrivere l’attacco di panico di chi lo vive. 

Paura, angoscia e terrore sono le parole chiave per descrivere un attacco di panico. Con i suoi sintomi neurovegetativi cambia e condiziona la vita di chi ci soffre, bisogna pensare sempre che c’è un sintomo che ti accompagna, progettare e programmare ogni movimento, ogni attività in compagnia del panico.  

Insieme all’ansia gli attacchi di panico è il male del secolo che colpisce diverse persone.

Al primo attacco di panico generalmente si pensa ad un infarto e la corsa al pronto soccorso è comune, quando poi ci si sente dire che non si ha alcun disturbo al cuore, si scatena una ricerca affannosa della cause psicologiche senza raggiungere alcun successo, perché le cause non sono coscienti. 

Cambiamenti è la parola d’ordine dell’attacco di panico. Eventi di vita che includono un cambiamento che non per forza deve avere connotati negativi, ad esempio il passaggio nei diversi gradi scolastici, un matrimonio, una promozione in campo lavorativo, l’acquisto di una casa,  il trasferimento in una nuova città, un nuovo compagno. Poi i passaggi di vita l’ingresso nell’adolescenza con l’abbandono dell’infanzia e l’assunzione delle proprie responsabilità e il cambiamento con il proprio corpo, l’ingresso nell’età adulta con la costituzione della propria famiglia e la separazione dalla famiglia d’origine ed ancora il modo come affrontare la  vecchiaia con la perdita delle proprie agilità fisiche e i vissuti di separazione definitiva dagli affetti è alle porte. 

Vissuti di perdita di figure significative di attaccamento o quando tutte le aspettative nei confronti di sé stesso si rilevano deludenti si avverta una sofferenza del sé perché c’è una struttura fragile di identità. Le basi costruite per un sicuro attaccamento sono vacillanti e non permettono una tranquilla separazione per proseguire da soli nella vita. Il conflitto che alberga nella psiche tra dipendenza e separazione scatena un’angoscia dirompente che si innesca a livello somatico. E come sottolinea John Bowlby in “Attaccamento e perdita” i primi legami di attaccamento sono significativi per la costruzione di basi sicure. Un buon legame di attaccamento e una tranquilla separazione stimola la crescita di una personalità con una migliore stima di sé, un atteggiamento positivo verso la realtà esterna e la capacità di stabilire significative relazioni affettive con il partner. E come dire che le basi dell’attaccamento si pongono come garante della sopravvivenza e dell’incolumità psichica.

Diversamente, un attaccamento disorganizzato e disorientante nell’infanzia, causa severi disturbi nell’adulto. La tendenza a controllare la disponibilità  e l’incolumità, a preservare lo stato di salute delle figure di attaccamento senza che ciò venga richiesto, permangono per tutta la vita e tendono a ripetersi. 

La vita è un percorso pieno di impervie, la normale possibilità di accesso o di passaggio possono essere ostacolate dall’esterno o dall’interno e così come recita Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. Di contro non vi sono persone a cui la vita non abbia riservato difficoltà, la differenza è nel modo in cui si affrontano.

Con il suo “linguaggio sintomatico” la mente da un verso tende a preservare la vita e dall’altro esprime il conflitto sottostante. 

La ristrutturazione di modelli relazionali attraverso la relazione psicoterapeutica permette  il ripristino di un normale funzionamento della persona.

E quando i sintomi spariscono, ci si sente così gonfi di gioia che sembra di tornare alla vita, che si rinasce.  

Riappropriarsi di quel pezzo importante di normalità, riaccendere la vitalità che il panico ha inghiottito è l’obbiettivo di un percorso psicoterapeutico.

Luglio 2020