Nati “senza identità”: l’influenza dell’ambiente.

Sentimenti di inadeguatezza, sconforto per le esperienze vissute, sentimenti di marginalità e inferiorità, sensazione di essere trasparente agli occhi degli altri, nonostante gli sforzi e l’impegno profuso, sempre attenti a soddisfare le esigenze degli altri a non offendere nessuno, ad eseguire le richieste che gli vengono fatte.
Donna che piange, Pablo Picasso, 1937
Possono apparire brillanti e dinamici o viceversa depressi e trascurati, ma tristi e confusi nel loro intimo. Pervasi da un ombroso senso di vergogna sempre alla ricerca di situazioni che possono colmare il vuoto interno, alla ricerca di situazioni, luoghi e persone a cui aggrapparsi per sentirsi sicuri e protetti. Una sottile sensazione di ansia pervade l’esistenza, sempre con il fiato corto, fino a sfociare anche con veri e propri attacchi di panico e/o con il controllo onnipotente del corpo.
Quando le forze si esauriscono, quando il senso di realtà prevale sull’immagine ideale di sé, e l’amara constatazione di una non autenticità di desideri e aspettative, di bisogni e sentimenti, si presenta un crollo di forze un senso di impotenza nel reagire alla vita.
Sono i nati “senza identità”.
Frutto di un apprendimento, ereditato dalla madre, fatto di azioni senza parola, di sguardi, di comportamenti che ignorano i bisogni e i desideri dell’altro. È riconosciuto solo ciò che è uguale a sé stesso. Un mondo basato sul falso sé, dove è negato ogni forma di sofferenza, di ansie e angosce abbandoniche, di separazione e perdite, per la difficoltà ad elaborare il lutto. La distorsione nell’interpretazione della realtà, sempre a proprio favore, un gesto di gentilezza o di educazione interpretato come un sentimento da parte dell’altro di sdebitarsi. Così facendo tendono ad allontanare le relazioni autentiche costruendo un mondo di relazioni false basate sulle apparenze, con l’obbligo di mostrarsi sempre nella forma migliore, con un falso sorriso sempre stampato sul viso. Dove il valore dell’altro è basato sulla posizione economica e sociale, sul ruolo che gioca nella società e sulla possibile utilità che se ne possa avere. La costruzione di un mondo relazionale freddo e distaccato dove apparentemente funziona tutto bene.
Cresciuti in un ambiente rigido dove è riconosciuto solo ciò che è uguale a se stessi, come Narciso ammira e si innamora della sua immagine riflessa nell’acqua, è l’eredità narcisistica del proprio genitore.
Come le donne rappresentate da Picasso, vittime del rapporto che instaurava con loro, offese, umiliate e plagiate.
Ne segue una collusione inconscia per necessità di sopravvivenza, come a dire, senza di me non puoi vivere ed è per questo motivo che devi fare quello che ti ho insegnato e dall’altro canto, senza di te non posso vivere perché sono piccolo, fragile e non conosco il mondo, il mio mondo se tu. Così l’ombra dell’oggetto cade sull’Io, afferma Freud. Si stabilisce in questo modo la sicurezza di un legame interno dice Winnicott in Sviluppo affettivo e ambiente, che almeno momentaneamente rassicura e tranquillizza il bambino.
Ma in età adulta il risultato è struggente e si manifesta con una difficoltà a sostenere ed esprimere i propri desideri, a prendere iniziative autonome, sempre attenti a confrontarsi con gli altri. Oscillando in momenti di grandiosità e altri di fragilità, con un conseguente senso di vergogna per provare sentimenti negativi e di vulnerabilità. Sanno di loro ma non riesco simboleggiare sé stessi, è il conosciuto non pensato definito da Bollas.
Negli snodi cruciali dell’esistenza, che impatta per il futuro della vita, non riescono a fare scelte proprie, sempre legati alla dipendenza di qualcuno o qualcosa che rassicuri, non riescono a decidere, non riescono a stare da soli. E per dirlo con le parole di Winnicott la capacità di stare da soli si acquisisce con l’esperienza dai primi anni della vita, si tratta di un traguardo positivo che favorisce la comprensione dei propri bisogni e l’esplorazione di sé stessi, per stabilire un vero sé e la costruzione di un’identità stabile.
La persistenza su una linea improntata sul falso sé per paura di perdere il vecchio legame interno, assaliti da sentimenti di colpa e dalla paura di un cambiamento catastrofico stabilisce una scarsa vitalità spesso sostituito con una certa maniacalità nell’affrontare la vita.
Nella relazione analitica si presentano due aspetti della personalità, una eredita falsa ma rassicurante e l’altra vera e fragile, spaventata dal divenire.
E dopo, quando si chiede ma questa cosa chi la dice, la risposta è un sorriso. La possibilità di riflettere su sé stessi innesca la capacità di differenziare le parti di sé, pieni di bisogni e desideri, da quelle ereditate che non gli appartengono. Inizia così un nuovo modo di vedere la realtà basata sulla verità di sé, la possibilità di vivere tutti i sentimenti senza vergogna, con serenità e vivacità.
Ottobre 2020