UN DISAGGIO DIFFUSO dopo la pandemia

Mascherina

 

Dopo il periodo del lockdown, nella fase della riapertura, ogni persona ha reagito in modo diverso.

La mente umana ha reagito diversamente da individuo ad individuo e si è comportato proprio come il virus, manifestandosi in tutte le sue sfaccettature differentemente l’uno dall’altro.

La scienza è ancora in fase di studio del covid-19 e ogni giorno raggiunge nuove conoscenze. Di fatto dalle notizie scientifiche pubblicate fino ad oggi e di cui siamo tutti a conoscenza, possiamo tranquillamente affermare che le reazioni individuali sono diverse. Le reazione variano da uno stato asintomatico con nessuna manifestazione fisica ad una sofferenza fisica e sintomatica fino a giungere alla morte in alcuni casi.

Da cosa dipende la differenza tra le diverse reazioni dal punto di vista psichico?

Possiamo affermare che se siamo “padroni a casa nostra” sappiamo meglio gestire le difficoltà che ci vengono dalla vita. Gestire la nostra vita significa prima di tutto avere la consapevolezza della nostra fragilità come essere umano e la limitatezza della nostra vita, includendo nel concetto di vita anche quello di morte.

Il sentimento di impotenza ci a resi rigidi nei pensieri e nei movimenti.

Il nemico proprio per la sua invisibilità, aumenta ulteriormente le paure, si potrebbe incontrare ovunque, non sono bombe che si sentono cadere, non sono rumori di aerei che si imparano a riconoscere, non si vedono feriti o macerie, ne armi o soldati, solo iI suono delle sirene delle ambulanze che siano sotto casa o viste in TV sembrava che non facessero differenza, il silenzio assordante che ha pervaso le strade e le città, i lampeggianti senza le sirene accese delle forze dell’ordine per controllarci nei nostri spostamenti, hanno toccato le corde più fragili dei nostri sentimenti.

La paura di ammalarci e morire, separarci dagli affetti più cari, la paura di lasciare persone indifese, bambini ed anziani, di cui ci si prende cura. La conta dei morti e il numero crescente dei contagiati hanno immobilizzato le nostre menti.

Il sostegno reciproco, come un rituale, che si snodava all’interno delle città da balcone a balcone con canti e applausi. Le bandiere tricolore che sventolavano dai balconi per cercare una rassicurazione collettiva nel sentirsi uniti sotto la stessa sorte. La frase “andrà tutto bene” come a scacciare la paura del contagio. Il bisogno di controllare la propria rete sociale, ricercando anche vecchi amici che non si sentivano da anni per accertarsi delle loro condizioni e del loro stato di salute, per preservare la propria mappa di relazioni sociali. Tutti questi comportamenti hanno riattivato l’angoscia della perdita e della solitudine.

Le emozioni che hanno pervaso la nostra mente dalla paura all’ansia a mano a mano si attenuano fino alla loro scomparsa.

Le mascherine e igienizzanti, il mantenere la distanza personale in qualche modo ci rassicura. Possiamo così ricominciare una vita sociale, incontrare persone amiche e parenti e frequentare i luoghi a noi comuni. La “bussola interna” si riattiva creando uno stato di più tranquillità. Ed è proprio la “bussola interna”, la rete relazionale e le nostre abitudini che ci aiutano a sostenerci nel percorso della vita. Così anche con le nostre problematiche lo scorrere della vita diventa più accettabile e sostenibile.

Alcuni attuano reazioni estreme come il dare eccessiva importanza alla prevenzione o contrariamente rifiutato il fatto che ci sia ancora la possibilità di ammalarsi fino a negare l’esistenza del coronavirus.

Per dirlo con le parole di Freud “l’Io non è padrone a casa sua”, quando viene invasa da sentimenti che non riesce a controllare perché non li conosce. Questi sono annidati nel più profondo della nostra mente e si sono costruite e strutturate durante la nostra esistenza dal giorno della nascita.

Un Io ben strutturato facilita le modalità di razione difronte ad un trauma, ciò che è stata la pandemia. Ora oggi c’è anche chi lo chiama resilienza implicando ulteriormente anche la capacità di ristrutturarsi.

E come ha detto Franco Basaglia, nella sua battuta lapidaria “visto da vicino nessuno è normale”, sentimenti di paura, ansia, angoscia di perdite hanno toccato tutti, la differenza sta nella quantità espressa e nella qualità della reazione.

Maggio 2020