Stati d’ansia

“La traversata difficile”, Renè Magritte, 1926
Occhi sbarrati, viso teso, mancanza di respiro, affanno, senso di oppressione al petto, palpitazioni, tremori, sudorazione, sensazione di calore o di freddo, sono alcune caratteristiche che si manifestano in presenza di uno stato d’ansia. Particolarmente invadenti risultano le palpitazioni e la mancanza di respiro, si ha l’impressione di morire.
Molti arrivano alla convinzione che stanno lì lì per morire. Facile da descrivere difficile da gestire. Situazione chiaramente consapevole, lo sa bene chi ci soffre.
Quando si iniziano ad avere questi sintomi, la prima cosa che viene in mente è quello di essere affetto da una grave patologia di origine sconosciuta e si iniziano a fare delle ipotesi, ovviamente sempre rilegandole a stati di malattia organica e di origine severa, poi si passa alle indagini diagnostiche. E dopo aver constatato che nulla è di origine organica ci si arrende all’idea che tutto ciò è dovuto ad uno stato psicologico. Costretti alla consultazione psicoterapeutica ci si approccia a questo nuovo percorso, a volte ancora con il dubbio, anche perché non si riesce a comprendere le motivazioni delle cause, oppure si ha una vaga sensazione di ciò che può provocare un stato così sgradevole che si innesta nella propria vita.
Si cerca in tutti i modi di dare delle motivazioni, di ricercare le cause al fine di far cessare i sintomi. Non riuscendo la situazione si aggrava, avvertendo anche l’impotenza di non essere in grado di capire se stessi.
L’ansia è una risposta dell’Io al pericolo, ad una sensazione di pericolo che può derivare sia dall’esterno che dall’interno, come afferma Freud in “Inibizione, sintomo e angoscia”. Un pericolo di perdita e separazione.
La società oggi ci chiede prestazioni sempre più sofisticate e complesse, la tecnologia avanza a ritmo veloce, vengono richieste prestazioni sempre più elevate e specifiche. Efficacia e efficienza sono le parole d’ordine che albergano nella nostra cultura, trascurando il tempo necessario di cui si ha bisogno per l’elaborazione. Le conoscenze aumentano in tutti i campi, il progresso tecnologico cambia continuamente e in fretta e la concorrenza è spietata. La società ci sollecita a continui e veloci nuovi apprendimenti senza neppure aver goduto e stabilizzato il precedente. L’incentivazione dello smart working, come a dire nessuno si può fermare, invece che del coworking per diffondere la collaborazione ed il confronto, e non incentivare l’isolamento. La spietata concorrenza in cui viene posta la nuova generazione.
Di fronte a tali sollecitazioni e pressioni ambientali una struttura psichica che ha un funzionamento con uno scarso senso di vitalità può avvertire il pericolo di essere schiacciati, annientati dal mondo e si può innescare uno stato reattivo di depressione. Si tratta di una vera e propria reazione al pericolo.
Quando invece l’ansia sottende paure di perdite e separazioni in assenza di una reale situazione di pericolo, essa è rilevabile come risposta ad una situazione minacciosa derivante dall’interno e affonda le sue radici nelle problematiche strutturali della psiche attingendo alle pregresse esperienze depositate nella memoria.
Memorie e modelli di funzionamento mentale che si sono strutturati a partire dalle prime esperienze della vita relazionale. I sentimenti di colpa che tormenta l’esistenza si possono esprimere anche con un profondo senso di colpa che pervade ogni pensiero, dice la Klein.
L’ambiente relazionale riveste un ruolo importante nella formazione della persona, del proprio Sè come afferma Winnicott. Ed è proprio attraverso la relazione con le figure significative accudenti che inizia a strutturarsi la personalità.
L’affannosa ricerca di luoghi e situazioni in cui ci si possa sentire sostenuti e accolti per sopperire a quella mancanza di sicurezza di sé, l’asmatica ricerca di contenitori in grado di contenere le proprie angosce, pervadono le persone che soffrono di ansia.
Il prolungarsi di tali comportamenti induce allo sfinimento fino a giungere , nei casi più estremi a pensare che si ha delle vere e proprie mancanze intellettive.
Sia che la reazione ansiogena derivi da stimoli esterni che interni, le modalità di reazione sono le stesse. Comprendere le origini dell’ansia, definita angoscia in psicoanalisi, dare senso ai sintomi e ri-costruire contenitori adeguati a contenere il proprio sé sarà come superare una difficile traversata.
Giugno 2020